La Sindrome da “crepacuore” pericolosa come l’infarto

di Marco Valeriani

I cardiologi la conoscono come Sindrome Tako-Tsubo. Le persone comuni  parlano di morte da crepacuore. La Tako-Tsubo, descritta per la prima volta in Giappone nel 1991, è in realtà una vera e propria cardiomiopatia da stress.

Questa la definizione clinica corrente, scatenata da fattori emotivi (la perdita di persone care) o fisici (a seguito d’interventi chirurgici).

Nel 5% dei casi – ad esserne colpite sono soprattutto le donne, 9 volte su 10 dopo i sessant’anni – la prognosi è infausta e provoca il decesso del malato.

In passato era considerata una patologia benigna. Oggi, alla luce di nuove scoperte e nuovi studi, è ritenuta una patologia insidiosa quanto l’infarto del miocardio.

Nella quale – così testimoniano i risultati ottenuti dagli specialisti a livello internazionale – le alterazioni, seppur reversibili, a livello del sistema microvascolare giocano un ruolo fondamentale.

Associata perlopiù a disturbi neurologici o psichiatrici (a cominciare da ansia e depressione), presenta una sintomatologia del tutto simile all’attacco di cuore: dolore lancinante al petto, affanno, dispnea, anomalie del tracciato elettrocardiografico, alterazioni nel valore degli enzimi.

Sintomi acclarati nonostante l’assenza, dimostrata dall’indagine strumentale d’urgenza, di evidenti segni di stenosi (restringimenti) nel calibro delle arterie coronarie, i vasi che portano ossigeno al muscolo cardiaco.

La forma del cuore subisce tuttavia una sostanziale modifica nel ventricolo sinistro.

Modifica ben visibile attraverso l’Ecocardiografia e la Risonanza Magnetica: il ventricolo assume le caratteristiche di un palloncino o cestello (in lingua madre chiamato Tsubo) utilizzato dai pescatori orientali per catturare i polipi (il Tako, appunto).

Ciò comporta, nel 12% dei soggetti sottoposti a ricovero ospedaliero, un’incapacità  a pompare sangue sufficiente ad irrorare l’intero organismo umano.

Chiarito da parte dei ricercatori il meccanismo della Sindrome, la comunità medico-scientifica continua ad interrogarsi sulle cause della Tako-Tsubo e sulle più efficaci soluzioni terapeutiche da proporre nel trattamento delle pazienti, specie in fase acuta.